Psicologia: Poker Texas Hold’em tra statistica e nervi saldi

Il Texas Hold’em è una specialità del gioco del poker, divenuta assai celebre anche per via della sua popolarità mediatica. Si tratta di un gioco in cui, per aumentare le proprie probabilità di vittoria, è fondamentale sia possedere una buona conoscenza circa le probabilità legate all’uscita delle carte, sia saper gestire e controllare le emozioni, mantenendo in modo costante la calma e la concentrazione.

Come si gioca a poker Texas Hold’em

Il Texas Hold’em si gioca con un mazzo di carte francesi, del quale si utilizzano tutte le carte esclusi i jolly. Il numero di giocatori presenti al tavolo può variare tra i due e i ventidue, ma generalmente tale numero non supera le dieci unità. Ogni giocatore riceve inizialmente un determinato numero di chips, ossia dei gettoni da puntare durante il gioco, i quali formano il suo ‘stack’ personale, che naturalmente varierà nel corso della partita. Durante ogni mano, soltanto due giocatori sono obbligati a puntare, formando il piatto, detto pot. Essi rappresentano lo Small Blind (Piccolo Buio) e il Big Blind (Grande Buio).

Quest’ultimo effettua una puntata doppia rispetto allo Small Blind, il quale è obbligato, per entrare a far parte del gioco, a puntare la differenza. Dopo la puntata effettuata dai due giocatori, che variano durante ogni mano, esattamente come il mazziere, ogni giocatore pokerista al tavolo riceve due carte personali, denominate pocket cards. Eccetto il Big Blind, gli altri giocatori sono chiamati a decidere se puntare o meno, basandosi sulla qualità delle carte in possesso.

Se vengono effettuati dei rilanci, il Big Blind è chiamato a versare la differenza. I giocatori che decidono di non proseguire, non possono rientrare in gioco durante la mano, ma devono attendere il turno successivo. L’azione di abbandono del giro è chiamata fold. Le altre azioni sono: il check, ovvero la volontà di proseguire nel gioco senza puntare; il call, ossia la corresponsione della puntata effettuata dal Big Blind o dal rilanciatore; il raise, ovvero il rilancio.

Dopo questa prima fase si passa al Flop, momento in cui vengono scoperte tre carte comuni delle cinque totali, denominate community cards, chiamando i giocatori a un altro giro di puntate. Seguono il Turn e il River, fasi in cui i vengono mostrate altre due carte in totale e si procede a nuove puntate. Dopo il River, i pokeristi ancora in gara sono chiamati a svelare le proprie carte (showdown). Si aggiudica il piatto chi possiede la migliore combinazione.

Le combinazioni vanno dalla Scala Reale, formata da 5 carte in scala dello stesso seme dal 10 all’Asso, alla carta singola più alta, passando per la Scala Colore, il Poker, il Full, il Colore, la Scala, il Tris, la Doppia Coppia e la Coppia.

Le strategie del Texas Hold’em

Come in tutti i giochi di carte, nel poker Texas Hold’em non esiste una strategia che consente al giocatore di vincere con certezza, essendo il gioco legato in parte al caso e alla fortuna.

Sviluppare dei sistemi di gioco ben studiati rappresenta, però, il miglior metodo per poter ottenere dei buoni risultati. I giocatori professionisti di Texas Hold’em utilizzano determinate strategie, legate sia al calcolo delle probabilità che a precise tattiche, le quali possono essere difensive e offensive.

I giocatori difensivi tendono a giocare poche mani, foldando nel caso in cui non possiedano delle buone pocket cards. Si tratta di una strategia che può avere degli effetti positivi e che permette di vincere molte mani allo showdown, ma che alla lunga limita il giocatore, che può essere marchiato come ‘difensivo’ e quindi spesso non ‘seguito’ dopo aver effettuato rilanci importanti. Un gioco di questo tipo dà buone possibilità ai pokeristi di arrivare a premi durante i tornei, nei quali le puntate minime aumentano costantemente, costringendo i giocatori con uno stack più basso a fare all-in, ossia puntare tutte le chips a disposizione.

Di riflesso, un gioco estremamente chiuso non porta ad aumentare considerevolmente il proprio stack, limitando notevolmente la possibilità di entrare a far parte del tavolo finale. Vi sono, altresì, dei giocatori altamente offensivi, i quali giocano un elevato numero di mani ed effettuano dei costanti rilanci, anche nel caso in cui non totalizzino delle combinazioni importanti. Una delle giocate più praticate dai giocatori offensivi è il ‘bluff’, ossia il puntare grosse cifre ed effettuare forti rilanci in qualsiasi condizione, sperando di scoraggiare gli avversari e vincere il piatto senza andare a scoprire le carte.

La strategia in questione è molto rischiosa, poiché nel caso in cui un avversario ‘vedesse’ i rilanci, il bluffatore avrebbe pochissime possibilità di vincere allo showdown.

A livello psicologico è molto difficile giocare contro i giocatori offensivi, i quali mettono a dura prova la resistenza dei giocatori meno esperti. I migliori pokeristi di professione, comunque, sono soliti giocare in maniera imprevedibile, alternando fasi di gioco prudente a fasi di gioco offensivo, in modo tale da non far comprendere all’avversario il proprio stile.

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L’aspetto psicologico nel poker Texas Hold’em

Considerando che il Texas Hold’em è un gioco d’azzardo, quindi in cui sono presenti dei soldi reali, anche se limitati allo stack di ingresso, l’aspetto emotivo è determinante. Un buon giocatore evita in ogni modo di fornire indicazioni agli avversari, facendo attenzione all’espressione facciale, al linguaggio gestuale e al tono della voce. La capacità di osservazione è una delle armi a disposizione del bravo pokerista.

Un buon giocatore mira a valutare il comportamento degli avversari durante lo svolgimento del gioco, con lo scopo di comprenderne le intenzioni, al fine di metterli in difficoltà. Il comportamento dell’avversario va analizzato con attenzione: chi tende a puntare le chips in modo energico, spesso vuole far apparire la propria mano vincente, ostentando sicurezza per sottolineare il buon livello delle proprie carte, quando probabilmente sta tentando un bluff; stesso discorso può applicarsi a chi cerca con irriverenza lo sguardo dell’avversario, con l’obiettivo di intimidirlo; il contatto immediato con le chips dopo aver visto le carte è, al contrario, un segnale di forza, scaturito solitamente da una buona mano; segnali come il tenere la testa chinata, le braccia conserte e lo spostamento del corpo all’indietro, indicano generalmente la difficoltà del giocatore; al contrario, le gambe divaricate, il busto posto in avanti e la testa rialzata, sono segnali che mostrano la sicurezza del giocatore.

Altro aspetto che differenzia un giocatore di buon livello da un pokerista non eccelso è la paura di perdere. Un giocatore che gioca con la paura di perdere tende a tentare di recuperare velocemente nel caso in cui il suo stack sia in diminuzione, peggiorando ulteriormente la situazione. Soprattutto in caso di bluff rischiato in presenza di avversari che insistono a rilanciare, poiché probabilmente in possesso di una buona combinazione, è dannoso continuare a puntare pensando a quanto investito nel piatto. Quando si ha la consapevolezza che vi siano poche possibilità di aggiudicarsi il pot, la strategia migliore è quella di foldare.

Quando e quanto puntare

Proprio in relazione all’ultimo aspetto affrontato, a meno che non si intenda bluffare, è bene stabilire se sia conveniente puntare o meno. La questione si pone sin dal momento in cui si ricevono le pocket cards e si è chiamati, a meno che in quella mano non si ricopra il ruolo di Big Blind, a puntare o meno.

Uno degli aspetti da valutare inizialmente è la posizione nel tavolo: chiamare per primi non consente di verificare le strategie degli avversari, rendendo la propria puntata più rischiosa. Ma quali sono le pocket cards con cui bisogna assolutamente giocare e quelle con cui è necessario foldare? Se si possiedono coppie alte, come Assi, K e Q, è possibile rilanciare da qualsiasi posizione, anche in presenza di altri rilanci.

Se si possiedono coppie medie, come Jack o 10, è consigliato seguire qualsiasi tipo di gioco effettuato dagli avversari, potendo eventualmente rilanciare se si occupa una posizione favorevole. Nel caso di coppie basse è consigliato fare call da posizioni favorevoli, mentre in presenza di rilanci e di posizione sfavorevole è preferibile evitare di giocare.

Se le pocket cards sono formate da un Asso e da un K è possibile rilanciare da qualsiasi posizione, mentre se l’Asso è accompagnato da una Q o da un Jack è consigliato rilanciare in caso di posizione favorevole, ma è bene fare attenzione a puntare nel caso in cui vi siano stati rilanci e la posizione che si occupa non è delle migliori.

Con due carte dello stesso seme si ha una possibilità pari al 35% di fare Colore. Si tratta, quindi, di una giocata assai rischiosa, da evitare nel caso in cui non si possieda una carta alta. Quando si è in possesso di combinazioni più basse è necessario foldare.
Dopo il Pre-flop bisogna tenere conto di altre cinque carte in totale, oltre alle puntate e agli eventuali rilanci effettuati dai pokeristi rimasti in gioco. In questo caso, dei metodi abbastanza vincenti, sono rappresentati dagli ‘out’ e dai ‘pot odds’.

Gli out non sono altro che le carte utili per ottenere la combinazione desiderata. Il sistema più rapido, anche se leggermente approssimativo, per conoscere le possibilità che il progetto vada in porto è basato sulla moltiplicazione degli out per il doppio delle community cards mancanti. In questo modo si ottiene la percentuale relativa alla riuscita del progetto.

Con questo dato è possibile stabilire se e quanto puntare, utilizzando il sistema delle ‘pot odds’, il quale si basa sulla possibilità di vittoria relazionata all’ammontare del piatto. Ad esempio, considerando una possibilità di vittoria del 30%, non bisogna puntare più del 30% del valore del piatto.

Suggerito da: Poker Texas holdem – Paddy Power